Radice, Mario
Gender
Maschio
Role
Pittore
Nationality
Italiana
Birth Date
August 1, 1898
Death Date
July 25, 1987
Birth Place
Abstract
Mario Radice è stato uno degli esponenti di spicco di quel movimento astratto e razionalista italiano cresciuto tra le due guerre, dominato dalla ricerca dell’armonia, della disciplina e dell’ordine e regolato dal culto della geometria, della proporzione e del rigore compositivo. Radice è noto per le sue composizioni geometriche e per la sua esplorazione del rapporto tra arte matematica e architettura. Il Fondo Radice è stato donato dalle figlie al Mart di Rovereto e conservato nell’Archivio del Novecento.
«L’assolutezza formale di Radice, quella scansione compositiva secondo ritmi ed astrazioni geometriche che architettonicamente organizzano delle strutture cromatiche, dei piani, delle entità di puro colore, non sono altro che i mezzi per giungere a scoprire una bellezza che è propria dell’ordine armonico del creato» (Gigi Lambertini).
Biography
Fin da giovanissimo affiancò agli studi commerciali una intensa formazione artistica, condivisa con l’amico Manlio Rho. Dopo la parentesi del servizio militare nella Prima guerra mondiale, lavorò in varie cartiere italiane e poi in Argentina, maturando una profonda conoscenza dei materiali che gli fu utile anche nella sua futura attività artistica.
Rientrato in Italia nel 1930, si stabilì definitivamente a Como e decise di dedicarsi alla pittura. Qui nacque il Gruppo Como, formato da Radice, Rho e dall’architetto Giuseppe Terragni: un nucleo di protagonisti del razionalismo italiano, aperti alle esperienze internazionali e all’astrattismo. Negli anni Trenta Radice collaborò con architetti e designer, partecipò a Triennali, Mostre nazionali e allestì interni e decorazioni, tra cui la celebre – poi distrutta – decorazione astratta per la Casa del Fascio di Como, che lo rese una figura centrale dell’astrattismo italiano.
Il suo linguaggio univa rigore geometrico, equilibrio cromatico e una dimensione lirica, influenzata da Mondrian ma sempre personale e sensibile. Continuò a esporre instancabilmente anche durante gli anni Quaranta, partecipando a Quadriennali e Biennali, avvicinandosi al futurismo e approfondendo temi come i “ritratti segreti” e i “crolli”. Con gli architetti del suo ambiente comasco progettò opere decorative, vetrate, mosaici e interventi per edifici religiosi e civili.
Dal dopoguerra agli anni Ottanta fu costantemente presente in mostre in Italia e all’estero, ricevendo riconoscimenti come l’Ambrogino d’oro nel 1973. Pubblicò memorie e contribuì alla ricostruzione storica dell’astrattismo italiano. Grandi retrospettive a Milano, Torino, Lugano e in altre sedi celebrarono la sua opera.
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