Uncini, Giuseppe
Gender
Maschio
Role
Pittore e scultore
Nationality
Italiana
Birth Date
January 31, 1929
Death Date
March 31, 2008
Birth Place
Death Place
Biography
Compie i primi passi della sua formazione artistica nella città natale. Nel 1953, grazie all’incoraggiamento del conterraneo Edgardo Mannucci, si trasferisce a Roma come ospite del suo studio, entrando subito in contatto con figure di primo piano dell’arte italiana e internazionale presenti nella capitale, tra cui Capogrossi, Afro, Mirko, Gentilini, Cagli, e successivamente Franchina e Colla. Nel 1955 partecipa per la prima volta alla Quadriennale di Roma e due anni più tardi espone in Germania, a Francoforte sul Meno. Tra il 1956 e il 1957 realizza le opere del ciclo “Terre”, tavole costruite con tufi, sabbia, cenere e pigmenti, ma la vera svolta avviene tra il 1957 e il 1958 con la nascita dei primi “Cementarmati”, lavori composti da cemento, ferro e rete metallica in cui la struttura portante rimane visibile, mentre la superficie compatta del cemento conserva spesso l’impronta della cassaforma. In questi lavori emerge una ricerca geometrica e spaziale che sostituisce alla materia informale un linguaggio costruttivo e architettonico, inteso come risposta concreta alla realtà storica. Seguono numerose mostre che riuniscono la cosiddetta “Giovane Scuola Romana”, con Uncini esposto accanto a Festa, Lo Savio, Angeli e Schifano; nel 1961 tiene la sua prima importante personale alla Galleria l’Attico di Roma. Nel 1963 si formalizza la nascita del Gruppo Uno, insieme a Biggi, Carrino, Frascà, Pace e Santoro, con l’intento di contrapporre alla poetica dell’Informale una ricerca fondata sulla percezione e su un nuovo ruolo sociale dell’artista, un progetto sostenuto con convinzione da Giulio Carlo Argan.
Tra il 1962 e il 1965 Uncini sviluppa i “Ferrocementi”, opere in cui la superficie levigata del cemento perde ogni riferimento materico, mentre il tondino di ferro diventa il protagonista strutturale, definendo i confini dell’opera e collegando idealmente superficie e profondità. A partire dal 1968 l’artista concentra la propria ricerca sulla funzione dell’ombra, tema che caratterizzerà a lungo il suo lavoro e che compare in diverse opere.
Negli anni Ottanta Uncini elabora le “Dimore”, superfici che evocano paesaggi architettonici composti da edifici, porte, finestre e soglie, sempre accompagnati dall’ombra portata. Nel 1984 torna alla Biennale di Venezia con una sala personale e nel 1990 partecipa alla grande rassegna “L’Altra Scultura” tra Madrid, Barcellona e Darmstadt presentando il ciclo “Spazi di ferro”. Nel 1999 espone al PS1 di New York nella mostra “Minimalia” e nel 2001 una ampia retrospettiva gli viene dedicata alla Städtische Kunsthalle di Mannheim. Due importanti personali si tengono nel 2002 a Milano, mentre tra il 2002 e il 2003 la Galleria Fumagalli presenta anche una serie di gioielli progettati dall’artista e realizzati con la tecnica della cera persa.
Dal 2004 Uncini continua la sua indagine sull’organizzazione dello spazio con il ciclo delle “Architetture”, il 2008 rappresenta un anno decisivo: alla Fiera di Bologna viene presentato il Catalogo Ragionato della sua opera, curato da Bruno Corà; nello stesso periodo l’artista avvia il ciclo “Artifici” e riceve la commissione per una grande scultura destinata al Parco delle Sculture del MART di Rovereto. Contemporaneamente lavora al progetto della mostra antologica itinerante che avrebbe dovuto svolgersi tra lo ZKM di Karlsruhe, il MART di Rovereto e il Landesmuseum Joanneum di Graz tra il 2008 e il 2009.
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