Semeghini, Pio Antonio
Gender
Maschio
Role
Pittore
Nationality
Italiana
Death Date
March 11, 1964
Birth Place
Death Place
Biography
Figlio di Giuseppe Semeghini e di Emilia Zanini, durante l’adolescenza, vive gli anni difficili della guerra come sfollato. Dopo gli studi iniziali, frequenta le Accademie di Belle Arti di Modena e di Firenze, senza tuttavia conseguirne il diploma. Nel 1899 si trasferisce a Parigi, dove vive di lavori saltuari e si immerge nella cultura artistica della città, frequentando musei e studi di artisti italiani come Filippo de Pisis, Ardengo Soffici, Gino Severini e Amedeo Modigliani. Qui studia i maestri impressionisti francesi — Cézanne, Renoir, Bonnard, Gauguin, Van Gogh — e i grandi maestri del Rinascimento italiano, cercando un equilibrio tra innovazione moderna e tradizione classica.
Probabilmente a partire dal 1902 torna regolarmente in Italia, frequentando Burano dal 1911, dove forma con Gino Rossi, Umberto Moggioli, Arturo Martini e altri un sodalizio che sarà in seguito chiamato “scuola di Burano”, sebbene impropriamente. Nel 1911 espone a Modena le opere realizzate a Parigi — acqueforti, disegni e sculture — e nel 1913 diventa corrispondente da Parigi per il Corriere Italiano.
Nel 1919 partecipa per la prima volta alla XI Esposizione d’Arte di Palazzo Pesaro a Venezia, ottenendo consensi dalla critica. Nel 1920 firma il Manifesto del Gruppo dei Dissidenti dall’esposizione della Biennale e, l’anno successivo, viene invitato alla Prima Biennale d’arte Romana. Sempre nel 1921 realizza la sua prima mostra personale presso la Galleria Geri-Boralevi con circa settantacinque dipinti, mentre nel 1926 partecipa alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia.
Negli anni Venti perfeziona il proprio linguaggio pittorico, fondendo la visione dinamica dell’impressionismo e del futurismo con la solidità e la contemplazione della pittura rinascimentale italiana. La sua opera si caratterizza per atmosfere intime, sospese nel tempo, con velature delicate e costruzioni spaziali che uniscono liricità figurativa e rigore compositivo.
Dal 1928 al 1930 insegna pittura all’Istituto d’Arte di Lucca, per poi trasferirsi alla Scuola d’Arte di Villa Reale a Monza, dove rimane fino al 1939. Nel 1931 sposa Gianna Zavatta e si trasferisce a Verona. Durante gli anni Trenta e Quaranta, raggiunge una piena maturità artistica: la sua pittura si fa sempre più rarefatta, con contorni sfumati e piani cromatici che dialogano con la struttura spaziale del supporto, anticipando alcune soluzioni della pittura informale del dopoguerra.
Tra il 1949 e il 1950 partecipa al progetto della collezione Verzocchi sul tema del lavoro, inviando un autoritratto e Piccola merlettaia, oggi conservata alla Pinacoteca Civica di Forlì. Nel dopoguerra prende parte alle principali esposizioni italiane e internazionali e, nel 1947, viene nominato membro della commissione di accettazione della XXIV Biennale di Venezia, insieme a importanti artisti e critici del tempo.
Negli anni Cinquanta, la sua opera continua a evolversi verso una pittura lirica e analitica, caratterizzata da figure, nature morte e paesaggi di grande sensibilità e raffinatezza tecnica. Nel 1956, le mostre alla Gran Guardia di Verona, alla Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia e alla Permanente di Milano lo consacrano alla critica e al pubblico.
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